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Ciao Alfio

La notizia che non avremmo mai potuto immaginare ci ha fatto gelare il sangue poche ore fa. Aneurisma cerebrale: ci ha lasciato improvvisamente Alfredo Moia, Alfio per tutti noi del baseball, 52 anni, una vita sul diamante finita così all’improvviso. Una vita passata sui nostri campi, fino a ieri, nel vero senso della parola, perché ieri pomeriggio Alfio era ancora in campo ad allenare i suoi ragazzi, i giovani del Senago. Poi, nella mattina di oggi, se n’è andato.

Senago è sotto choc, perché tutti lo conoscevano e sapevano che cosa ha dato questo ragazzo al Senago Baseball. Ma siamo sotto choc tutti, perchè Alfio era conosciuto da tutti nel mondo del Baseball, ma soprattutto è stato amico e compagno di viaggio di tutti quelli che hanno fatto baseball in Lombardia e non solo. A partire da Stefano Basilico, presidente, amico, praticamente fratello di Alfio, suo braccio destro da quando ha assunto la presidenza del Senago.

Ricordare Alfio è ricordare la sua grande disponibilità, uomo sempre pronto a rimboccarsi le maniche sul campo e fuori. Nel Senago era l’uomo che faceva anche quadrare i conti, ruolo non sempre facile in una società che deve lottare quotidianamente con il bilancio. Alfio era l’immagine della disponibilità: a fare il coach della prima squadra, ma anche a farsi carico dei ragazzini, cosa che tanti ex giocatori magari snobbano. Ma è così che si aiuta la società a cui sei legato, è così che si aiuta il baseball. E il Senago perde un uomo fondamentale anche da questo punto di vista.

Moia è cresciuto sul diamante del parco delle Groane, seguito come un’ombra da papà Gianni che ora lo piange infinitamente più di tutti noi e al quale deve andare l’abbraccio più caldo da parte di quanti hanno voluto ben ad Alfio. E’ cresciuto nel Senago, dove era nato il 20 agosto del ’66, nella bella generazione dei Toffano, dei Chiesa, dello stesso Basilico, ed era arrivato presto alla prima squadra: catcher di gran fisico e buon braccio, tanto che a fine carriera lo usò persino per trasformarsi in lanciatore, per fare il closer all’occorrenza. Tante belle soddisfazioni a Senago, fino alla conquista della A2, poi il salto di qualità, il debutto in A1 nel Milano, durante il ciclo d’oro della Mediolanum, dove arriva come vice di Fraschetti e di un Bianchi alle prese con i guai al ginocchio, vincendo subito la Supercoppa europea e la Coppa delle Coppe del ’92. Sembra l’inizio di una bella stagione, ma gli impegni di lavoro richiamano Alfio alla realtà. Così rinuncia alla A1 e torna a mettersi al servizio della squadra della sua vita, il Senago, facendo anche il manager, facendo di tutto come sempre, vivendo le belle soddisfazioni e i momenti di crisi.

Nel 2009 quando va in porto l’accordo per la franchigia United, Alfredo è uno dei dirigenti che prende la scelta coraggiosa, ma è anche capace di mettersi a disposizione per andare ad allenare la squadra serbatoio che avrebbe fatto la serie B targata Rho. Sempre con umiltà, sempre mettendosi in gioco senza pretese o pregiudizi. Poi tornerà alla prima squadra come coach di Bonetti e Duarte, prima di ritagliarsi ancora un posto da manager nelle giovanili, forse il posto che preferiva.

Due anni fa, quando ha festeggiato i cinquant’anni, gli è stato chiesto se nella sua carriera c’era una cosa che non avrebbe rifatto. Rispose di no, che semmai avrebbe voluto fare di più. Soprattutto per i giovani. Purtropponon gli è stato concesso.

Ciao Alfio, ti ricorderemo sempre così, col sorriso di chi sa cosa vuol dire far crescere i ragazzi nel baseball. Venire al campo di Senago, senza di te, non sarà più la stessa cosa.

La nostra società non sarà più la stessa senza di te, ma faremo di tutto per cercare di portare avanti quello che anche tu hai costruito!